APOLIDE

“Apolide” è il termine che racchiude il titolo e lo spirito del nuovo album di Eusebio Martinelli, il virtuoso trombettista che, con l’inseparabile Gipsy Abarth Orkestar, diverte e conquista grazie a nuovi gustosi elementi: sonorità, collaborazioni, testi e sfumature nuove assorbono e fanno propria l’anima artistica di Martinelli che, restando fedele al proprio background, approfondisce e sviscera il suo mondo privo di confini e limitazioni. “Apolide” è, infatti, un viaggio coinvolgente e sfrenato, trainato dalle vele di un veliero fatto di inchiostro nero, pieno di note cosmopolite. Il folk si sposa alla trascinante baldanza della tradizione balcanica e tzigana, trovando inedite vie espressive attraverso il virtuosismo dei numerosi musicisti che hanno preso parte a questo meritevole progetto. La prima traccia dell’album è la title track “Apolide”: un ritmo serrato ed incalzante vitalizza suoni e colori di una non dimensione. “Danze sulla polvere” è la prima delle tre tracce cantate, la bellezza che inebria le idee rompe le catene imbevute di ego e vanità. Siamo fatti di polvere, meglio ricordarlo ballandoci su. “Surus” è un brano mistico, ispirato dal nome del valoroso elefante di Annibale che, a capo dell’esercito Cartaginese, valicò le Alpi. “Surus” si riveste di ipnotico fascino grazie al seducente theremin del polistrumentista Vincenzo Vasi che, come Martinelli, vanta una durevole collaborazione con Vinicio Capossela. Il brano più intenso del disco è “Grecale”: il canto di Amira Sehtl si sposa al violino tzigano di suo figlio Mario Sehtl, creando un’immagine solenne e festosa al contempo. Musica e pensieri si lasciano accarezzare da una brezza di emozioni provenienti da Nord-Est. “Oleao” rappresenta, invece, il brano caciarone. L’originale reinterpretazione delle melodie tratte dagli storici film di Alberto Sordi riesce a disegnare un sorriso sul volto. “Le cantine di San Giglio” è il titolo di una canzone ispirata ad una ricorrenza che, più di una festa, rappresenta l’occasione di un viaggio cullato da un timoniere speciale, la “Cicala”, il celebre vino dell’isola, in grado di animare amori e melodie. Libero sfogo alla creatività di Martinelli in “Sinfonia 5”: orchestra e solisti si alternano tra ritmi gitani e le inflessioni più tipicamente mediterranee fino a convergere in un travolgente crescendo finale. A chiudere il disco è il remix realizzato da Dj Tagadà di “Gazpacho”, brano tratto dal precedente omonimo album di Martinelli. Un balkan beat perfetto per concludere una festa di note.

Paradossalmente “Apolide”, firmato da Eusebio Martinelli And The Gipsy Abarth Orkestar, non è solamente un disco rock ma è verosimilmente molto di più. “Apolide” è il crocevia del mondo che cambia, del mondo in continua evoluzione, del mondo che avanza, è il rock contaminato dai profumi gitani, dai balli colorati e dalle feste infinite. Il sound proposto da questo artista si pone -esattamente- al centro tra quello dei francesi Les Negresses Vertes e gli italiani Mau Mau. Questo lavoro rappresenta un caleidoscopio di varie espressioni colorate della vita, in queste composizioni c’è tutta la terra che vive. Certo non c’è nulla di nuovo in “Apolide”, ed alle volte il cosidetto “già sentito” fa capolino, ma è solo un attimo. C’è una sperticata comunione d’intenti in questo cd, nel senso che Eusebio cerca -con tutte le forze possibili- di creare un qualche cosa di inevitabilmente “bello” ed indivisibile, proprio come delle splendide nuvole che arrivano e spariscono.

Un disco colorato, che prende forma su di una tavolozza pronta a riempire i vuoti esistenziali di una tela bianca, insignificante e priva di spessore, un disco pronto a riempire di arcobaleni i giorni più tristi, i giorni tutti uguali. Eusebio Martinelli, dopo aver raccolto i frutti di un primo disco e più di 200 date dal vivo in tutta Europa, si lascia trasportare dall’irrefrenabile passione che lo contraddistingue da tempo e confeziona un album caratterizzato dal marchio di fabbrica ormai conosciuto che lo porta ad incrociare il folk alla tradizione balcanica e tzigana con la banda di fenomeni virtuosi: Gipsy Abarth Orkestar.
Il disco è stato concepito per i cittadini del mondo, quelli che non credono in distinzioni o barriere, anche perché Eusebio, forte di questo pensiero, si fa portavoce soprattutto di un’ode al viaggio come simbolo di rivalsa e di vittoria nei confronti del piccolo giardino che è dentro ad ognuno di noi e che con la forza deve essere sradicato per lasciar spazio a qualcosa di più forte, vivo e vero. I ritmi travolgenti ci fanno presto sognare e le uniche tracce cantate: Danze sulla polvere, Grecale e Le cantine di San Giglio sono la conferma che si può raccontare un passato, un vissuto, come fosse istantanea che tutti possiamo cogliere, capire e comprendere. Un album per la bella stagione, un album per tutte le stagioni, un disco che porta la dimensione onirica a realtà per farci vivere intense esperienze anche nel salotto della nostra casa.

Più lo ascolti, e più ti rendi conto di quanto un supporto come il compact stia stretto a questo progetto, che dal vivo promette meraviglie. Perchè ogni traccia in scaletta è un inno al ballo, alla legerezza, un’esplosione che suonata a volume alto rende benissimo. Il grosso merito di Apolide sta nella sua capacità di parlare una lingua facile da comprendere a chiunque abbia un minimo di dimestichezza col ritmo e tutti i suoi derivati. Non bisogna essere appassionati di sonorità balcaniche per ritrovarsi in questo album che arriva e si mostra subito per quello che è, ovvero la chiave per staccare la spina una mezzoretta. INTERESSANTISSIMO.

Prosegue la full immersion del trombettista Eusebio Martinelli e la sua Gipsy Abarth Orkestar nella camera del rimbombo festoso, zona sonora emotiva da cui transitano estetiche multiformi, dalla frenesia gitana ai venti Balcanici, dalle spume mariachi ai meltin’pot senza confini, disco – questo nuovo Apolide – che centrifuga suoni e mondi con le sferzate di una libertà espressiva fresca e dalle accelerazioni che sprizzano vita; tutto è un calore armonico e baldanzoso che sviluppa una dilatazione mentale cosmopolita non appena il disco si mette in moto, senza contare poi la dimestichezza totale dell’artista con la materia trattata in questo viaggio carrettero e dalle mille luci sfavillanti.
Grande performances di tromba e ritmi frenetici, languidi passi di danza e sangue bollente in un susseguirsi di stimoli e amori riflessi che appassionano l’ascolto come un volo trasgressivo dentro, oltre e ancor più in la questa terra che oramai ci va stretta; sette tracce, un remix finale e una sfilza di ospiti sono il “potere fulminante” di questo album, dove senso ed intensità sono i gioco forza di uno sguardo allargato della vita e dei suoi filamenti, e se poi ci vogliamo anche mettere nel contesto anche il cuore, allora si che qui si scommette in grande.
A voi il gusto di scoprire le tracce, a voi l’entusiasmo di un baccanale dal sangue misto che arriva, si ferma giusto il tempo di caricarvi d’esistenza viva e riparte a mille lungo le strade sonanti di un pallone mezzo sgonfio chiamato Terra. Buon Viaggio!

Torna, dopo il fortunato esordio con ”Gazpacho”, Eusebio Martinelli, giovane trombettista tra i più promettenti del panorama italiano, che, dopo un tour in tutta Europa da più di 200 date, ci regala un nuovo disco, ”Apolide”, e fa centro pieno di nuovo. Il disco è pervaso da una malinconica allegria, in puro spirito gitano, che percorre ogni nota: Martinelli e la sua scatenata banda ci trascinano in una baraonda di suoni e momenti festosi, con un’energia travolgente e sfrontata dalla quale è impossibile non farsi coinvolgere e che promette di essere ancora più irresistibile in versione live. Tra i brani migliori ci sono ”Grecale”, che inizia con la struggente e vibrante voce di Amira Sethl (madre del bravissimo violinista della Gipsy Abarth Mario Sethl) e poi apre su atmosfere più leggere, ”Surus”, con il suo imponente crescendo e la seduzione del theremin di Vincenzo Vasi, e ”Sinfonia numero 5” in cui Martinelli, coadiuvato dalla fisarmonica di Daniele Donadelli, sfoggia tutta la sua creatività e il suo virtuosismo, dimostrando pienamente, se ancora ce ne fosse stato bisogno, perché è diventato il collaboratore di fiducia di artisti come Vinicio Capossela, Negramaro, Modena City Ramblers e tanti altri. ”Apolide” è un gran bel disco, composto ottimamente, suonato magnificamente da musicisti di rara bravura e intensità raccolti tutti insieme sotto la guida sicura e competente di Eusebio Martinelli. L’unico consiglio che si può dare, a un disco praticamente senza difetti, è di osare un po’ di più, rischiare qualcosa di più ardito: Martinelli è un virtuoso e può sicuramente permetterselo.

GAZPACHO

Tra l’Est Europa e l’America Latina, questo primo lavoro a firma Eusebio Martinelli & the Gipsy Abarth Orkestar condensa otto tracce strumentali dove l’alta qualità musicale e tecnica si unisce ad un ottimo gusto per gli arrangiamenti e alla voglia di sperimentare, tra sonorità apparentemente distanti, ma in realtà di un’ affinità sconvolgente. Gazpacho, unisce concettualmente le due zone geografiche succitate, dando vita ad un ibrido tra le rispettive e diverse tradizioni musicali, mischiando trombe in stile mariachi, chitarre flamenco e bandoneon a strumenti tipici della tradizione gitana e balcanica. Il risultato è una mezzora di musica energetica e ritmo coinvolgente (e non poteva essere altrimenti!). Le danze si aprono con “Sud Est Mariachi”, e già dal titolo si può immaginare di essere travolti da un’onda sonora di trombe, come vuole la tradizione musicale latino-americana, con qua e la curiosi inserti derivanti dalla tradizione tzigana. Nella title track, “Gazpacho”, invece, a farla da padrone sono chitarre classiche in stile flamenco e bandoneon, che creano un’atmosfera, non dico da corrida, ma da qualche film di pistoleri in cerca di regolamenti di conti. Olè! “Artijiana” e “Abarthzeana” fanno propria la lezione di Goran Bregovic, dando vita ad un’energia talmente pervasiva da stentare a rimanere fermi. Il colpo di classe, però, è “La Tarda”, con incredibili e numerosi cambi di tempo e una velocità d’esecuzione che denota la forte preparazione tecnica e qualitativa dei musicisti coinvolti in questo lavoro. Detto questo, Gazpacho è un ottimo lavoro strumentale, che riesce nel suo intento di unire sonorità tradizionali diverse, come quelle andaluse e balcaniche; in più, bisogna considerare l’alta qualità degli arrangiamenti e dei musicisti che, insieme ad Eusebio Martinelli, hanno dato vita a questo disco. Gli amanti della musica strumentale troveranno pane per i loro denti, chi ama la buona musica avrà di che godere.

Rigorosamente di genere, ma anche rigorosamente ben fatto, “Gazpacho è mezz’ora di vertigini zingare, fisarmoniche e fiati balcanici, grasse note di basso attraversate da fulmini di tromba. Il repertorio è fatto di pezzi originali e tradizionali mischiati, anche se francamente non si nota; è lo spirito di “Gazpacho” a funzionare. La sua celebrazione di marce e danze che, a forza di vagabondare, sono diventate lingua comune. Contaminazioni? Poche. Deviazioni? Rare. Solo quello che il nome del gruppo ed il titolo suggeriscono dal principio: una zuppa zingara e orchestrale, ed Eusebio che suona la tromba.

Figlio musicale di Nedo Lodi, celebre tromba nei film di Sergio Leone e con alle spalle studi al conservatorio e una laurea in discipline musicali, Eusebio Martinelli è un talentuoso trombettista con alle spalle prestigiose collaborazioni con Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau, Goran Bregovich, Modena City Ramblers, Marc Ribot, Mauro Pagani, Roy Paci, e Calexico. Gazpacho è il suo album di debutto come solista che lo vede affiancato dalla Gispsy Abarth Orkestar, un ensemble multietnico che raccoglie musicisti provenienti da Serbia, Bosnia, Italia e Inghilterra. Il disco presenta otto brani strumentali tra originali e tradizionali caratterizzati dalla personalissima cifra stilistica che lui stesso ha autodefinito Gispy Abarth, un travolgente meltin’ pot sonoro che spazia dai Balcani ai Paesi Bassi, dalla musica Yiddish al Messico, fino a toccare l’Oriente e il Nord Africa. Così tra trombe mariachi, ritmi gitani e fanfare balcaniche si compone un quadro musicale di grande suggestione nel quale si mescolano suoni, colori, musiche da ballo, in un fluire continuo di energia, goliardia, e atmosfera da grande festa. Durante l’ascolto si colgono tutte le influenze musicali che hanno caratterizzato il percorso artistico di Martinelli, che nell’approcciare la realizzazione di questo disco ha curato nel dettaglio ogni singola parte musicale, fungendo da perfetto regista di un disco in cui la dimensione corale, è il perno su cui ruota ogni melodia ed ogni ritmo. Proprio come il gazpacho, la zuppa tipica andalusa celebrata nel titolo, questo disco è la rappresentazione pratica di come la ricerca attraverso sonorità solo apparentemente diverse tra loro, possa dare vita ad una proposta musicale originale, che mira non solo alla riscoperta di quelle tradizioni legate al mondo contadino ma anche ai ritmi urbani come dimostrano brani originali comel’iniziale Sud Est Mariachi, la title track caratterizzata dall’intreccio tra tromba e accordion, e la fascinosa Migrant Slow Train e l’etno-jazz di Balkavalz che rimanda a sonorità manuche. Ancor più coinvolgenti e riusciti ci sembrano i brani tradizionali come Artijiana, Hora Staccato, Abarthzeana e La Tharda nei quali la contaminazione sonora sembra cogliere maggiormente nel segno sia dal punto di vista degli arrangiamenti sia da quello della fruibilità sonora. Gazpacho per essere un’opera prima è senza dubbio un disco di grande qualità e siamo certi che nel prossimo futuro Eusebio Martinelli e la sua Gispsy Abarth Orkestar sapranno sorprenderci ancora.

EUSEBIO MARTINELLI, trombettista classe 1976, dopo una miriade di esperienze con gruppi ed ensemble jazz, rhythm & blues, ma anche folk e rock, nonché la sua presenza nella band di Vinicio Capossela, a partire dal 2011, ha riunito attorno a sé un gruppo di musicisti, per dar vita ad un progetto di fusione tra la musica andalusa e gitana e quella balcanica. Il risultato, realizzato appunto con la sua GIPSY ABARTH ORKESTAR – Mario Sehtl (violino tzigano), Nicolò Fiori (contrabbasso rock’n’roll), Jader Nonni (batteria e tapan) e Michele Barbagli (chitarra flamenco), a cui vanno aggiunti, come ospiti nel disco, alcuni musicisti d’origine serba, bosniaca ed inglese, che aggiungono altri strumenti come l’accordeon, il sassofono, il flugelhorn – lo possiamo sentire in Gazpacho, autentico biglietto da visita per le loro infuocate esibizioni live, effettuate letteralmente in mezzo al pubblico. Otto brani, quattro firmati da Martinelli e quattro traditional debitamente riarrangiati. La tecnica dei musicisti coinvolti è naturalmente superlativa, l’interplay tra di loro di assoluto rilievo ed il divertimento assicurato. All’interno di generi tradizionali ben codificati, Martinelli e la sua band, non si propongono di operare degli stravolgimenti e, quindi, sappiate che qui dentro non si propone nessuna operazione di rilettura moderna. Se quello che cercate, però, è una musica che sa essere festosa e sottilmente venata di una sempre aleggiante tristezza, che ondeggia tranquillamente tra le atmosfere più spagnoleggianti di Gazpacho e quelle più chiaramente balcaniche di Balkavalz, questo è il disco che fa per voi. Tra le varie tracce, a me è piaciuta moltissimo Migrant Slow Train, dove il dialogo tra la tromba di Martinelli ed il violino di Sehtl, è da urlo. Va da sé che, un progetto del genere, il suo meglio, lo offre ovviamente dal vivo.

E’ un piacere esser davanti al lavoro di Eusebio Martinelli (già musicista di Vinicio Capossela) e la sua orchestra, che ci propongono un disco fatto di un sapiente mix di folk est europeo e ritmi balcanici, per 8 brani sì strumentali ma che non stancano anzi, riescono a dare suggestioni diverse pur rimanendo tutte fedeli allo stile del compositore e del suo collettivo. Fin dalla traccia d’apertura però si capisce però che Martinelli & Co. non disdegnano anche piccole incursioni ed influenze derivanti da altri generi musicali: in “Sud Est Mariachi” ad esempio la batteria crea un sopporto ritmico tipico del rock, mentre nella title-track “Gazpacho” si sentono dei fiati che sembrano arrivare direttamente da un film western e una chitarra con rimandi alla tradizione andalusa. Con “Artijiana” si ha la prima mano per un poker di brani che sono ottime rivisitazioni di canzoni tradizionali, alle quali Eusebio Martinelli & The Gipsy Abarth Orkestar danno un nuova veste, ma sempre rispettando la carta d’identità di queste storiche composizioni. L’atmosfera di questo brano sembra quasi catapultarci in un film di Kusturica, con i suoi ritmi zingari fatti di melodie agrodolci. In “Horo Staccato” e “Abarthzeana” invece le sonorità sono quelle di un giorno di festa in est Europa, con i fiati a farla da padrone, con un ruolo sia corale che con ottime incursioni soliste. Lo stesso si può dire per “La Tharda”, con la quale si chiude il ciclo delle canzoni rivisitate. Anche questo brano più che ballabile, grazie ad una batteria in levare che difficilmente fa star fermi. A “Balkavalz” basta davvero il titolo per spiegarsi da sola, così come è proprio il titolo a farci entrare subito nel mondo di “Migrant Slow Train”, traccia conclusiva e a mio avviso la più coinvolgente di tutto il lavoro. Infatti i ritmi si rallentano e sembra davvero di vederlo il fumo di questo lento treno migrante. Sonorità più amare, che colpiscono a fondo. Conclusioni. Siamo di fronte ad un gran disco. Certo, di particolare è dire poco. E sicuramente sonorità del genere sono per appassionati di certe atmosfere, ma la qualità di questo lavoro e dei musicisti che hanno trovato spazio nel progetto di Eusebio Martinelli è davvero indiscutibile.

Per il suo esordio discografico in proprio, dopo frequentazioni artistiche eterogenee, Martinelli getta nel calderone una miscela generosa di canti gitani e trombe mariachi, divagazioni klezmer e cadenze andaluse, melodie sbandate e umori balcanici in salsa romagnola. Acrobazie iperboliche, cuore e tecnica a profusione, alta gradazione alcolica e piglio da orchestra da ballo sono il marchio di fabbrica di un lavoro sensibile innanzitutto al
movimento, mentre la suggestione trova respiro nei rari episodi in cui il tempo rallenta ripiegando in sbornie
malinconiche, come nell’ispirata rivisitazione del tradizionale La tharda. Per quanto produzione e mastering eccedano in pulizia e penalizzino in maniera suicida le basse frequenze, il peggior torto che si possa fare a questo disco è ascoltarlo seduti.

Eusebio Martinelli, classe 1976, nasce trombettista all’età di otto anni sotto l’occhio attento del maestro Neldo Lodi (sua la tromba nei film di Sergio Leone), si diploma al conservatorio e si laurea in “discipline musicali a indirizzo interpretativo e compositivo” e in “didattica musicale” (il tutto tra il 1994 ed il 2009). La base musicale non manca ma nemmeno le collaborazioni: Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau, Goran Bregovich, Modena City Ramblers, Marc Ribot, Mauro Pagani, Roy Paci, Mario Brunello, Frank London, Michelle Godard e Calexico. Diciamo che la sua presentazione lascia davvero a bocca aperta, per non dire spalancata, ora vediamo di cosa parla “Gazpacho” il suo album di debutto che è suonato da musicisti che provengono da paesi differenti. Martinelli è il capitano e naviga tra tradizionali riarrangiati in chiave Gipsy Abarth Orkestar (“Artijiana”, “Hora Staccato”, “Abarthzeana” e “La Tharda”) ed originali che non sfigurano al loro fianco (“Sud Est Mariachi”, “Gazpacho”, “Balkavalz” e “Migrant Slow Train”). Questa è la musica balcanica semplice ed efficace che riuscirebbe a smuovere anche i più sciettici, inoltre i brani non sono tanti e si punta sulla qualità piùttosto che sulla quantità. Un debutto riuscito e non è cosa da poco ultimamente.

Il disco Gazpacho comprende sia composizioni originali composte da Eusebio Martinelli, che brani della tradizione gitana e balcanica, il tutto riproposto in chiave ‘Gipsy Abarth’: squilli di trombe mariachi, canti tradizionali gitani, finemente macinati, sono i veri protagonisti di un album che trascina in un’atmosfera magica e goliardica. Alla realizzazione di Gazpacho hanno partecipato musicisti di grande esperienza e unici nel loro genere, provenienti sia da diverse zone d’Italia che da Serbia, Bosnia e Regno Unito. La loro attività musicale spazia tra progetti propri e collaborazioni con grandi nomi come Goran Bregovich, Vinicio Capossela, Modena City Ramblers e altri. Gazpacho ripropone in maniera originale la tipica atmosfera multi variegata della tradizione musicale gitana, fatta di strada, di danze e colori, di racconti intorno al fuoco, dando vita a esplosioni di energia e rendendo ogni ascolto una festa. Un disco interessante fin dalle prime tracce. Non semplice da catalogare ma sicuramente di grande impatto per il calderone di sonorità condite principalmente da elementi di musica balcanica e gitana che catturano l’attenzione. Un concept discutibile ma che sicuramente sarà apprezzati dagli amanti del genere. Portavoci di un genere particolare che ultimamente è stato portato alla ribalta in Italia da Alessandro Mannarino, Eusebio Martinelli & The Gipsy Abarth Orkestar ne mostrano però il lato da soundtrack, come nelle migliori pellicole alla Il mio grasso grosso matrimonio greco. Estremamente travolgente, Gazpacho è un viaggio all’interno della cultura musicale gitana cucinata all’italiana, abbracciando quindi sia le lezioni di Emir Kusturica e Goran Bregovich, e a volte anche un po’ le tradizioni romagnole. Dal sud est ai treni lenti pieni di emigranti, il viaggio musicale proposto dal gruppo al debutto attraversa culture, scenari e sogni che si uniscono in una miscela di musiche originali, coinvolgenti e d’atmosfera. Segno che non esistono solo i Gipsy Kings, ma anche e soprattutto la contemporaneità di Eusebio Martinelli & The Gipsy Abarth Orkestar.

Voglio trasferire la mia mente lontano da queste situazioni grigie con cui tutti i giorni sono costretto a fare i conti, ho voglia di stramazzare per alcol, di danzare, di lasciarmi andare. Di una continua e instancabile festa, dalla sera alla mattina e poi ancora, fino a impazzire. L’esordio discografico di Eusebio Martinelli and the Gipsy Abarth Orkestar con Gazpacho arricchisce di molto le mie conoscenze musicali facendomi apprezzare e non poco quella musica gitana con la quale non avevo mai stretto un dignitoso rapporto. Amore e odio. Avevo fatto le mie prime conoscenze tramite Goran Bregovic e la sua Orchestra per Matrimoni e Funerali ma niente era andato a toccare il cuore come in questo caso, sarà merito della stupenda chitarra flamenca, sarà l’umore favorevole ad accettare certe note. Fatto sta che questa volta imparo piacevolmente una lezione di musica nuova, dove lascio da parte l’indiscutibile capacità tecnica dei musicisti e mi lascio strapazzare lasciandomi andare a improbabili quanto ridicoli balletti. Non è musica d’ascolto questa, bisogna viverla in pieno cogliendone i contrastanti sentimenti di felicità e tristezza che riesce a trasmetterci, un sound destinato a tutti quelli che vogliono afferrarlo senza distinzioni. Gazpacho mi è arrivato naturale senza che io gli destassi un attenzione particolare, musica balcanica fusa con quella andalusa, ritmi incessantemente belli, una pesca spaccata nel vino. Eusebio Martinelli dopo una ricchissima carriera artistica dove collabora anche con Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau e Modena City Ramblers mette in piedi un orchestra di musicisti italiani e stranieri (Serbia, Bosnia e UK), lo fa con le intenzioni giuste dando vita a Gazpacho, il disco gitano dai sapori indie rock, un album alternativo con i suoni immortali del passato.

La bella stagione si avvicina e con essa la voglia di ballare e divertirsi. Immaginatevi questa musica come colonna sonora per le vostre tavolate con gli amici, mentre brindate, gustando la famosa zuppa andalusa che dà il titolo a questo primo album di Eusebio Martinelli. Eusebio è un trombettista che vanta alle sue spalle collaborazioni artistiche importanti con Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau, Modena City Ramblers ed ha inoltre suonato con musicisti del calibro di Marc Ribot, Roy Paci, Mario Brunello, Frank London e Calexico. A lui si aggiungono ottimi strumentisti provenienti da varie zone d’Italia, Serbia, Bosnia e UK, che insieme formano la Gipsy Abarth Orkestar. L’album, a metà tra la musica popolare e quella colta, alterna brani tradizionali riarrangiati (Artijiana, Hora Staccato, Abarthzeana e La Tharda) a composizioni originali (Sud Est Mariachi, Gazpacho, Balkavalz e Migrant Slow Train), mescolando suoni tipicamente balcanici con quelli andalusi, il tutto supportato dalle squillanti e seducenti trombe mariachi. L’artwork del disco è stata realizzata da Robert Kondorosi, artista poliedrico di Berlino. Un disco entusiasmante, in cui si riesce, con successo, a trasportare molta della dimensione live del gruppo e che spero riesca a stupire anche voi.

Il Gazpacho è una zuppa fredda a base di verdure crude, molto apprezzata d’estate. Ne esistono almeno 60 versioni, alcune molto speziate. Gli ingredienti principali sono tradizionalmente peperoni, pomodori, cetrioli e cipolla, arricchiti di volta in volta con erbe aromatiche differenti. Immancabile il pane raffermo, ammorbidito in acqua, che rende cremoso il composto. Non lo dico io, lo dice wikipedia. “Gazpacho” da oggi è anche un disco, nello specifico è un album da consumare col caldo pur non essendo freddo, tendenzialmente speziato ed è una mistura curiosa di elementi sonori apparentemente fuori contesto, ma che riescono a convivere grazie al gusto, al savoir faire e all’eleganza dello chef Martinelli (già collaboratore di Capossela). Se non vi è ancora venuto appettito, sappiate che in “Gazpacho” sono finite dalle sonorità andaluse a quelle della tradizione balcanica. Ascoltando Gazpacho sarete inebriati da trombe mariachi e dai canti gitani. Vi sentirete come se i Gipsy King venissero rapiti da un gruppo di zingari, picchiati tantissimo e obbligati a suonare in Macedonia a un matrimonio fra un serbo e una messicana. Bravi, buoni e succulenti. Buon appetito a tutti.

Eusebio Martinelli, classe 1976, nasce trombettista all’età di otto anni sotto l’occhio attento del maestro Neldo Lodi (sua la tromba nei film di Sergio Leone), si diploma al conservatorio e si laurea in “discipline musicali a indirizzo interpretativo e compositivo” e in “didattica musicale” (il tutto tra il 1994 ed il 2009).
La base musicale non manca ma nemmeno le collaborazioni: Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau, Goran Bregovich, Modena City Ramblers, Marc Ribot, Mauro Pagani, Roy Paci, Mario Brunello, Frank London, Michelle Godard e Calexico. Diciamo che la sua presentazione lascia davvero a bocca aperta, per non dire spalancata, ora vediamo di cosa parla ‘Gazpacho’ il suo album di debutto che è suonato da musicisti che provengono da paesi differenti.
Martinelli è il capitano e naviga tra tradizionali riarrangiati in chiave Gipsy Abarth Orkestar (Artijiana, Hora Staccato, Abarthzeana e La Tharda) ed originali che non sfigurano al loro fianco (Sud Est Mariachi, Gazpacho, Balkavalz e Migrant Slow Train). Questa è la musica balcanica semplice ed efficace che riuscirebbe a smuovere anche i più sciettici, inoltre i brani non sono tanti e si punta sulla qualità piùttosto che sulla quantità.
Un debutto riuscito e non è cosa da poco ultimamente.Questa è la musica balcanica semplice ed efficace che riuscirebbe a smuovere anche i più scettici”

Venghino signori venghino, Eusebio Martinelli and the Gipsy Abarth Orkestar ha pubblicato il primo album: Gazpacho. Musica da ballare e da vivere, ideale per lasciarsi andare e perdere completamente la testa durante una notte di follie, di amore e di alcool. Ottima per saltare ed urlare fino a quando le gambe non reggono più. Una particolare Patchanka a metà fra la musica popolare e quella colta, tra la tradizione e il jazz, il tutto tenuto assieme dal comune denominatore del divertimento e dell’allegria innanzi tutto. Un sano ritorno ad una tradizione contadina e campagnola, legata alla terra, attraverso il filtro della tecnica musicale maturata da anni di studio e un uso accurato degli arrangiamenti. Otto tracce equamente divise fra pezzi originali e melodie già esistenti come: ‘Artijiana’, ‘Hora Staccato’, ‘Abarthzeana’ e ‘La Tharda. Eusebio e i quattordici musicisti provenienti da ogni dove che collaborano con lui ci accompagnano in un viaggio attorno al mondo che, idealmente, parte dai Balcani e dai loro ritmi gitani per spostarsi verso le atmosfere yiddish dell’Est-Europa, da cui si riparte per dirigersi verso il Messico della musica Mariachi, ed il Sudamerica tutto, per poi subito rimettersi in marcia alla volta del Nord-Africa e della penisola araba e terminare l’avventura nei Paesi Baschi. Attraverso un attitudine decisamente circense viene fatto tesoro degli insegnamenti del Vinicio Capossela de Il Ballo Di San Vito e dei Modena City Ramblers più etnici, oltre agli espliciti riferimenti a Goran Bregovic e alla Kocani Orkestar, senza però dimenticare su tutte l’ispirazione infusa dai vari gruppi tzigani che si possono incontrare agli angoli delle nostre città. L’ideale colonna sonora per il prossimo film di Kusturica o Radu Mihaileanu.”Musica da ballare e da vivere, ideale per lasciarsi andare e perdere
completamente la testa durante una notte di follie, di amore e di alcool.”

Il viaggio “inaugurale” di una sua strada in solitaria “Gazpacho”, porta Eusebio Martinelli ( uno dei più quotati trombettisti del patrio suolo e non solo) ad un fasto di aria, polmoni, ritmi e dissolvenze dalle influenze balcaniche, gitane, circensi e di festa assoluta strepitoso, un disco vibrante e suggestivo, e quello che più conta, di rilascio cinematico di una, dieci, cento, mille espressioni a sangue caldo della seduzione dello strumento tromba, della sua forza magnetica che il soffio umano tramuta in grandezza. In questa avventura la Gipsy Abarth Orkestar, composta da musicisti provenienti dall’Est come dall’Inghilterra e che fanno da cassa di risonanza a questi otto scalmanati pezzi che donano all’ascolto la voglia centrifuga di lasciarsi andare in danze conturbanti, fisici permettendo. Gazpacho è il nome originario di una gustosa zuppa Andalusa con verdure crude che si mangia fredda, ed il disco ne è la versione a caldo, un insieme di idiomi sonori, atmosfere, divinazioni sessuali e sospiri di donne che si fanno musica e ancora musica, una vertigine che sbatte forte tra Est ed Oriente, tra traditional e inediti che l’artista Martinelli (ricordiamo le numerose collaborazioni con Capossela, Calexico, Mau Mau, MCR, Roy Paci, Marc Ribot ed altri), rappresenta col suo strumento, con la sua suggestione timbrica che non è un mèlo dai confini astratti, ma una stupenda carovana che attraversa le dogane della nostra immaginazione reale.
Barriti mariachi, sudori reali e febbri altissime di lucentezze zingare, un mare nostrum che affascina ancor prima che si aprano le onde emotive di “Sud est mariachi”, l’ancia mexicana e la fisarmonica frenetica che vivono in “Gazpacho”, il gattonare orientale di “Migrant slow train” o le fumigazioni etno-jazzly che dipingono “Balkavalz”, poi tocca a pezzi della tradizione a rinforzare il pathos migratorio di questo eccellente discolocomotore “Hora staccato”, “La tarda”, “Artijiana”, e “Abarthzeana”. Eusebio Martinelli con la GAO accende di nuovo quel sogno tra Orient Express e boccate di Feste al kebab, passando obbligatoriamente per quella Sausalito caliente che, come un peperoncino rovente, sta bene dovunque e comunque. Grande autentico disco.

Eusebio Martinelli è fra i trombettisti italiani più eclettici e virtuosi del momento e vanta alle sue spalle collaborazioni artistiche importanti come Vinicio Capossela, Kocani Orkestar, Mau Mau, Modena City Ramblers ed ha inoltre suonato con musicisti del calibro di Marc Ribot, Roy Paci, Mario Brunello, Frank London, Calexico e molti altri. Il suo album d’esordio Gazpacho prende il nome da una prelibata zuppa fredda di origine andalusa a base di verdure crude, forse a sottolineare lo stravagante mix di ingredienti rappresentato dagli ottimi strumentisti che hanno partecipato all’interno dell’album e che provengono da varie zone d’Italia, Serbia, Bosnia e UK e che insieme formano la Gipsy Abarth Orkestar. L’ensamble è capitanato da Martinelli che alterna la tromba al sousaphone e al flugelhorn baritono, rivisitando brani tradizionali riarrangiati da lui stesso ( Artijiana, Hora Staccato, Abarthzeana e La Tharda), lasciando spazio anche a sue composizioni originali (Sud Est Mariachi, Gazpacho, Balkavalz e Migrant Slow Train). Il tutto mescolato ad un sound tipicamente balcanico che sembra uscire da un frullatore musicale al ritmo del gypsy più trascinante dove la festa è la protagonista principale. La bellezza dei traditional gitani, le squillanti trombe mariachi e l’energia irrefrenabile che trasuda dall’intero album lasciano l’ascoltatore senza fiato nell’ebrezza sonora di questa musica così coinvolgente. Un occhio di riguardo spetta alla veste grafica dell’album, realizzata da Robert Kondorosi (Budzillus), aprendo il sipario ad un inquietante viaggio atemporale e senza meta di figure simboliche catapultate nel cielo e che insieme a fantastiche creature dalle sembianze umane (di vago rimando alla pittura esoterica di Hieronymus Bosch) attraversano un mare torbido nella surreale pentola/barca del Gazpacho. E’ bello ascoltare della buona musica e ritrovarsi d’improvviso immersi nella fantasia di un artista che come Eusebio Martinelli è riuscito a farci entrare nel suo mondo fantastico e un po’ circense, ricco di suono allo stato puro e respirarne la sua magia. “La bellezza dei traditional gitani, le squillanti trombe mariachi e l’energia irrefrenabile che trasuda dall’intero album lasciano l’ascoltatore senza fiato nell’ebrezza sonora di questa musica così coinvolgente.”

In questo bel concentrato di musica gitano-ispanica, fatto di colori, profumi, suoni che ripropongono in versione strumentale tradizioni popolari di terre vicine, in parte sconosciute o ingiallite dal tempo, il trombettista italiano Eusebio Martinelli – già noto per aver collaborato con nomi quali Modena City Ramblers e Vinicio Capossela – e la Gipsy Abarth Orkestar ci regalano quasi trenta minuti di ritmi effervescenti, vivaci, gustosi proprio come un piatto di ”Gazpacho” da cui prende il nome l’album. Il lavoro infatti propone una miscela di ingredienti accuratamente selezionati e combinati in modo tale da soddisfare anche i palati più raffinati. Il risultato? Un cd di durata tollerabile che si fa apprezzare per la potenza delle basi ritmiche e la malinconica-allegra bellezza di ballate che ripropongono tutto il folklore gitano alla Goran Bregovich e alla Emir Kusturica, alternando brani originali a quelli della tradizione balcanica nei quali primeggiano accordéon, trombe, violini gitani e chitarre flamenco. Insomma, davvero irresistibile.